Sono quelli che seguono alla risurrezione di Gesù Cristo, nel corso dei quali egli si mostra vivente ai suoi discepoli, ma non solo, dato che Paolo ricorda una circostanza, non riportata da Giovanni, in cui Gesù si mostra a più di 500 persone in una volta sola! Un esempio di sobrietà narrativa e di quella selezione necessaria operata dall’evangelista Giovanni sul materiale documentale a sua disposizione, e ciò non perché fosse meno attendibile e veritiero di quello di cui si serve.

Sono 40 i giorni nel corso dei quali Gesù dà ampia prova della sua identità e della sua risurrezione corporale. Tanto che i critici mostrano di avere pochi elementi a sostegno delle loro tesi se queste devono ancora fare appello ad allucinazioni e/o a suggestioni di massa affatto credibili. I discepoli a cui Gesù si mostra in un caso narrato da Giovanni sono chiusi a chiave per paura dei loro oppositori, e si può così ben comprendere la necessità del saluto di Gesù:”pace a voi”, perché è proprio di pace che essi mostrano di avere bisogno.

Non si tratta dunque di un saluto effimero e di circostanza, perché nel mostrare le sue ferite Gesù indica la sua morte e la sua risurrezione quali realtà storiche sulle quali si regge il dono della sua pace. Se gli oppositori incutono timore, la morte e la risurrezione di Gesù sono il superamento di quella paura segregante!

I 40 giorni in cui Gesù si mostra vivente ai suoi sono straordinari nel far loro recuperare quella pace e quella gioia cristiane che risulteranno decisive per la loro testimonianza (nella potenza dello Spirito e nell’annuncio del perdono in Cristo) al mondo.

Leggi Vangelo s. Giovanni 20, 19-23