“a te appartengono il regno, la potenza e la gloria in eterno”: riconoscere la signoria di Dio

“a te appartengono il regno, la potenza e la gloria in eterno”: riconoscere la signoria di Dio

28 Aprile 2014 0 Di Matteo

La preghiera insegnata da Gesú é in sé un’orazione ma altresì un modello a cui ispirare la nostra preghiera, sia nello spirito che nei contenuti. Come dice bene il riformatore Calvino, che nella sua opera magna dedica ampio spazio alla comprensione del Padre nostro (III,XX,1-52),

“questa orazione, regola e formulario di preghiera datoci dal nostro buon maestro Gesú Cristo… é cosí perfetta, che ogni altra cosa aggiunta senza riferimento ad essa è contro Dio, e non ci sará mai concessa da lui. Poiché egli ci ha qui dichiarato tutto quello che gli è gradito, tutto quello che ci è necessario e tutto quello che egli vuol darci.” (III,XX,48)

Essa non poteva chiudersi senza questa esplicita, doverosa e necessaria sottolineatura della signoria assoluta di Dio, per non dare l’ultima parola al maligno e assecondarlo nelle sue false pretesa accampate anche nella circostanza della tentazione di Gesù (Matteo 4,8-10).

La dossologia finale che chiude il Padre nostro non solo richiama nei contenuti la preghiera di uomini di Dio quali il re Davide e l’apostolo Paolo, i quali riconoscono la signoria indiscutibile di Dio sul suo creato (1 Cronache 29,11-12; 1 Timoteo 6,5-6), ma anche riprendere le prime tre richieste in cui si richiama la gloria, il regno e la volontà di Dio quale Signore assoluto.

Sempre Giovanni Calvino ci ricorda che il Padre nostro trova la sua causa e le sue motivazioni nel fatto che a Dio appartengono il regno, la potenza e la gloria in modo pieno e definitivo. Questa é la sola garanzia circa l’accoglimento della nostra preghiera, perché

“Se le nostre preghiere dovessero essere raccomandate a Dio dalla nostra dignità, chi dunque oserebbe soltanto aprire la bocca davanti a lui? Sebbene siamo più che miserabili, più che indegni e non abbiamo assolutamente nulla per valorizzarci al cospetto di Dio, avremo tuttavia sempre motivo di pregare e non perderemo mai la nostra fiducia, poiché al Padre nostro non possono essere tolti il Regno, la potenza e la gloria.” (III,XX,47)