dipendenti e datori (22)

dipendenti e datori (22)

17 Agosto 2013 0 Di Matteo

direbbe Paolo ora, ma allora si trattava di servi e padroni, con questi ultimi che potevano disporre persino della vita dei loro schiavi. Questo è il contesto del tempo in cui l’apostolo scrive per esigere da entrambi un rapporto umano e lavorativo del tutto innovativo rispetto a quello esistente.

Nel Signore, cioè in una relazione d’amore fraterno le differenze socio-culturali in vigore sono abbattute e regolate dall’insegnamento di Cristo che, in quanto Signore degli uni e degli altri, esige lealtà e fedeltà nel lavoro dagli uni, e rispetto e giusto salario dagli altri.

Ciò che Paolo scrive, qui come altrove, seppur anteriore di due millenni al nostro Statuto dei lavoratori del 1970, deve essere suonato alquanto rivoluzionario per quel tempo. E’ certo l’insegnamento cristiano che in seguito ispirerà e motiverà i cambiamenti più significativi che si sono prodotti ai fini di una diversa e migliore politica del lavoro e delle relazioni sindacali.

Ancora oggi un’etica del lavoro in una prospettiva specificatamente evangelica conserva la sua portata e la sua rilevanza sociale, in quanto in grado di sollecitare e porre in essere comportamenti virtuosi significativi e del tutto apprezzabili.

Paolo scrive a cristiani che pur coltivando una speranza escatologica non disdegnano la dimensione terrena della loro esistenza e guardano all’attività lavorativa come a una componente essenziale di essa e a una vocazione da non sottovalutare né trascurare.

Leggi Efesini 6,5-9 e Colossesi 3,22-4,1