Gesù, Pilato, Barabba

Gesù, Pilato, Barabba

22 Gennaio 2018 0 Di Matteo

È sorprendente vedere sino a che punto può spingersi il formalismo religioso! Costoro stanno per mettere a morte un uomo ingiustamente e si preoccupano di conservare la purezza cerimoniale per poter festeggiare la pasqua. Non entrano nel pretorio, è piuttosto Pilato ad andare verso di loro interrogandoli sul destino di quell’Uomo che giudicano essere un malfattore, ma che non possono mettere a morte come vorrebbero.

L’evangelista Giovanni coglie in questo rifiuto dei capi del popolo il compiersi delle parole di Gesù circa lo strumento della sua morte cruenta, la crocifissione romana. Pilato interpella Gesù su quanto si va dicendo di Lui, senza ottenere le risposte dirette che desidera. Gesù parla della sua regalità spirituale che trova riconoscimento lì dove la sua parola di verità è accolta.

Ed è a questo punto che Pilato formula la sua domanda epocale: ” che cos’è verità?”; domanda alla quale Gesù ha già implicitamente risposto. La verità è ciò di cui Gesù è venuto a rendere testimonianza con le sue parole e con la sua vita!

Nella sua narrazione Giovanni lascia cadere altri elementi presenti negli altri tre vangeli, ma riporta questo ultimo tentativo di Pilato di liberare quell’Uomo in cui non trova colpa alcuna. Dinanzi a questa eventualità il popolo chiede gridando piuttosto la liberazione di un ladrone, Barabba. Tale e tanto è l’odio verso Gesù!

Essi ritengono in tal modo di liberarsi definitivamente di un uomo scomodo, ma accecati dal loro stesso odio non realizzano che così agendo non fanno che portare al suo compimento il disegno salvifico di Dio concepito avanti la storia. Gesù è messo a morte ma non è sconfitto! Per quello egli era venuto nel mondo, come dichiara a Pilato. L’azione umana di contrasto non può che favorire il compiersi del volere di Dio.

Questo è vero sempre, e la storia biblica sta lì a dimostrarlo. Alla fine è Dio che trionfa, non l’uomo!

Leggi Vangelo s. Giovanni 18, 28-40