Il tempo d’intimità con i suoi che Gesû ha “vivamente desiderato” (Luca 22,15) è giunto a termine; ora è tempo del confronto duro e serrato con l’opposizione che si fa sempre più determinata nel perseguire il suo intento omicida. Gesù è una persona scomoda che va fatta tacere perchè appare destabilizzante sia sotto il profilo socio-politico che sotto quello culturale e religioso.

Gesù con i suoi amava frequentare luoghi privilegiati, e tra questi il giardino di Getsemani, è lì che si reca ed è lì che Giuda, assoldato dai capi religiosi, mette ad effetto il suo tradimento.

Gesù non è colto di sorpresa, egli è nel pieno controllo degli eventi che stanno per aver luogo. Il suo identificarsi con le parole “Io sono” (impiegate anche in altre circostanze per qualificare se stesso), ricordano quelle di Dio nel rassicurare il suo servo Mosè nel momento in cui lo invia al suo popolo con la Sua autorità divina.(Esodo 3,14).

Le parole di Gesù risuonano con una tale forza e potenza che il plotone di guardie venuto ad arrestarlo arretra e cade a terra. Il gesto di Pietro istintivo e generoso appare fuori luogo per più di una ragione, prima fra tutte quella che Gesù non ha bisogno di essere difeso con le armi; lo stesso dicasi della sua causa, che non è quella di preservare la propria vita ma di donarla per la salvezza dei suoi.

Gesù è pronto a bere il calice amaro della sofferenza e della morte che il Padre gli ha riservato al solo fine di salvare tutti coloro che credono in lui.

Leggi Vangelo s. Giovanni 18,1-12