Non commettere adulterio: l’esclusività del legame matrimoniale

Non commettere adulterio: l’esclusività del legame matrimoniale

26 Giugno 2014 0 Di Matteo

Il settimo comandamento (Esodo 20,14) si prefigge lo scopo di tutelare il legame sponsale e in particolare il suo carattere esclusivo e vincolante, e la sua integrità sessuale. Questo a fronte della tendenza umana diffusa a voler sciogliere ciò che nel volere di Dio deve restare unito. E può esserlo solo attraverso l’impegno giornaliero alla costruzione di una solida relazione a due.

Diversamente da quanto si possa pensare, l’adulterio nel pensiero biblico non è qualcosa di confinato alla sola sfera privata, ma riveste una natura e una rilevanza pubbliche che lo rendono un peccato tanto grave da essere punito con la morte (Deuteronomio 22,22).

Questo perché l’adulterio non costituiva solo la rottura di un patto tra un uomo e una donna, ma altresì una falla nella relazione, anch’essa fondata su di un patto, tra Dio e il suo popolo, Israele, che finiva per minare la stabilità sociale e la salvaguardia morale di questi (Malachia 2,14; Proverbi 2,16-17).

La legge di Dio non può che riflettere il carattere morale del Legislatore, il quale è un Dio geloso tanto sul piano cultuale, da non tollerare forme di adulterio spirituale da parte del suo popolo, quanto sul piano sociale nel condannare duramente l’adulterio sessuale.

Infatti nei dieci comandamenti l’adulterio spirituale (primo comandamento) e quello sessuale (sesto comandamento) sono posti in rapporto tra loro, per cui l’infrazione del primo non è più grave di quella del sesto, perché Dio valuta allo stesso modo severamente tanto l’infedeltà spirituale (l’idolatria) quanto l’infedeltà matrimoniale (l’adulterio),  cosí come si evince dalla dura reprimenda del profeta biblico:

“Voi rubate, uccidete, commettete adulteri, giurate il falso, offrite profumi a Baal, andate dietro ad altri dèi che prima non conoscevate, e poi venite a presentarvi davanti a me, in questa casa sulla quale é invocato il mio nome.”
(Geremia 7,9-10)