non meri convenevoli (24)

non meri convenevoli (24)

18 Agosto 2013 0 Di Matteo

Negli scritti di Paolo tanto i saluti iniziali quanto quelli finali non rappresentano una mera formalità a cui pagare pegno, ma un’espressione autentica di comunione fraterna in Cristo. Nelle sue lettere l’apostolo si prefigge di rendere saldi i suoi lettori tanto nell’ortodossia quanto nell’ortoprassi cristiane, ma esse sono anche un mezzo per comunicare con le chiese locali a un livello più intimo e personale.

Paolo ama conoscere lo stato fisico e spirituale dei suoi lettori ai quali a sua volta ama far conoscere il suo stato, perchè nella vita di un organismo vivente, quale è la chiesa, risulta di fondamentale importanza una tale comunicazione interpersonale.

Sapere che Paolo è recluso a motivo della predicazione del vangelo di Cristo deve far gioire gli efesini e motivarli alla preghiera in suo favore, perché non venga meno la sua franchezza nella proclamazione evangelica.

I collaboratori di Paolo, come Tichico, sono latori delle sue lettere alle chiese ma anche fedeli servitori e affidabili inviati nel far conoscere notizie circa il suo stato e i suoi impegni personali.

I saluti conclusivi sono anche la circostanza in cui Paolo rinnova nei confronti di quanti amano come lui il Signore l’esperienza giornaliera della pace, dell’amore, della fede e della grazia del Signore.

Leggi Efesini 6,21-24