Non rubare: a ciascuno il suo

Non rubare: a ciascuno il suo

3 Luglio 2014 0 Di Matteo

La trasgressione dell’ottavo comandamento (Esodo 20,15), se si considera la severità con la quale veniva punito il furto nelle legislazioni del Vicino Oriente antico, nella legge mosaica appare trattato con meno rigore e severità. Se si fa eccezione per il sequestro di persona punito con la pena capitale (Esodo 21,16), il furto semplice e quello con destrezza non viene mai punito con la mutilazione o la morte, come nelle legislazioni viciniori, ma con la restituzione del maltolto o, quando ciò non era possibile, con un tempo di servizio alle dipendenze della persona offesa.

Dedurre da ciò che verso il furto vi fosse in Israele una maggiore tolleranza sarebbe un grave errore. Basti considerare che il divieto di rubare essendo inserito tra i 10 comandamenti non è minore ai restanti 9, dal momento che in altri testi del Vecchio Testamento è accostato e trattato con la stessa severità dello spergiuro (terzo), dell’omicidio (sesto), dell’adulterio (settimo), e via dicendo (Salmi 50,18; Osea 4-1-2).

Quello che emerge da una lettura attenta della legge di Dio é che l’ottavo comandamento va ben oltre il divieto di appropriarsi di cose altrui attraverso le piú disparate forme di illeciti, per estendersi ai nostri doveri verso gli altri e ai diritti di questi che vanno da noi riconosciuti e assicurati.

Ecco come il riformatore protestante Giovanni Calvino afferma questa verità:

“Ma la trasgressione di questo comandamento non consiste solo nel far torto a qualcuno per quanto riguarda il denaro o le merci o i possedimenti: ma per quanto riguarda ogni diritto.” (Per cui) “Chi non compie il dovere che la sua vocazione comporta verso gli altri, si trattiene per sé quanto appartiene agli altri.” (Ist. II.VIII.45)

Per un’etica evangelica non è sufficiente non rubare se non si é pronti anche a donare del proprio. Infatti così l’apostolo Paolo esortava i cristiani:

Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che é nel bisogno. (Efesini 4,28)