salmo 32, la gioia del graziato

salmo 32, la gioia del graziato

20 Settembre 2013 0 Di Matteo

Diversamente da quanto prescrive la legge circa la prerogativa del nostro presidente di concedere la grazia, quella di Dio non la si deve chiedere ma la si ottiene per grazia, appunto. Essa è frutto di un atto giuridico, libero e unilaterale, da parte di Dio, che prescinde dalla persona interessata, e per il quale al “peccatore” vengono rimesse sia la colpa che la condanna per il suo peccato in virtù della morte sostitutiva di Cristo alla croce.

Davide è uno di questi, e il suo canto vuole essere l’esaltazione del suo nuovo status di graziato. Più che al perdono dei suoi singoli peccati egli fa riferimento all’esperienza gioiosa della sua conversione.

Non si è trattato di qualcosa di naturale per Davide. Egli ricorda la sua ritrosia a confessare e abbandonare il suo peccato e di come questa lo consumasse dentro, mentre il Signore agiva in modo pesante su di lui per indurlo al ravvedimento e alla fede. Infine Davide desiste dal persistere nel suo peccato e “trova” il Signore.

Nel Signore egli ottiene non solo la remissione del suo peccato ma la necessaria istruzione per il suo cammino con Dio. Infatti, riconoscere la necessità del ravvedimento comporta il non disconoscere l’importanza dell’istruzione nella fede, perché la conversione investe la mente così come il cuore, esige l’abbandono del male e il conseguente apprendimento del bene.

L’opera di salvezza di Dio è qualcosa di molto più radicale di ciò che si è portati a ritenere, perchè investe la totalità della vita umana. Felice, colui che ne fa l’esperienza!

 

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