Nel quarto evangelo sovente ricorre questa espressione (ego eimi = io sono) molto pregnante sulle labbra di Gesù nel fare riferimento esplicito e diretto alla propria persona e missione. Egli dice di essere il Messia promesso che dona l’acqua sorgiva della vita (4,26), il pane della vita (6,35,48), la luce del mondo (9,5), il buon pastore che guida e la porta dell’ovile in cui raccoglie le sue pecore (10,7,11), la resurrezione e la vita per l’uomo (11,25), la via, la verità e la vita che conducono a Dio (14,6), la vera vite che alimenta i suoi tralci (15,1,5).
Tutte similitudini che vogliono sottolineare il carattere unico della persona e dell’opera del Figlio di Dio. Egli è venuto nel mondo quale inviato del Padre, per dare la sua vita quale prezzo di riscatto per la salvezza di quanti confessano il loro peccato e ottengono il perdono grazie al suo sacrificio alla croce.
Questa unicità di Gesù lo rende la sola speranza di salvezza e di riscatto per un’umanità che giace nel peccato che la schiavizza e non le permette di vivere secondo le intenzioni originarie di Dio, cioè vivere e gioire in Lui per sempre.