Oggi, per ragioni diverse, i capi di bestiame devono essere tutti contrassegnati da un numero che rappresenta la loro carta d’identità e racchiude la loro storia. Al tempo di Gesù ogni animale riceveva non un numero ma un nome dal proprio pastore. Con quel nome veniva chiamato e ad esso rispondeva. Gesù riprende questo linguaggio agreste per parlare di sé come del buon pastore e del suo popolo come del gregge di cui Egli si prende cura, sino al sacrificio della propria vita. Egli chiama ogni pecora per nome e questa impara a riconoscere la sua voce e a lasciarsi condurre al pascolo.
Con Gesù noi smettiamo di essere solo un numero ed assumiamo un nome che ci conferisce uno status nuovo e una nuova identità, quelli di discepoli di Cristo. Se ci pare poco, vuol dire che non abbiamo valutato adeguatamente il privilegio di un tale rapporto e le benedizioni che ne scaturiscono. E’ tempo di farlo.
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