Queste parole rivolte a Gesù, a seguito della infermità di Lazzaro, appaiono un rimprovero e il frutto di una insana teologia ( oggi detta della prosperità), che intende escludere la malattia così come la povertà, dall’orizzonte di vita di un cristiano. In verità né le Scritture né Gesù hanno mai promesso una vita di benessere e felicità, qui ed ora, per coloro che pongono la loro fede in Dio. Anzi, a costoro Gesù ha prospettato un destino non diverso dal proprio e che deve mettere in conto la persecuzione e il rifiuto del mondo, di cui egli stesso ha fatto abbondante esperienza, con tutto ciò che questo comporta per la vita del cristiano. A questo Gesù ha chiesto di prendere la propria croce e di seguirlo in un impegno spirituale da assumere con gioia, determinazione e certezza circa il suo esito finale vittorioso.

Se ti riconosci un suo discepolo, Gesù rivolge anche a te una simile vocazione.

Leggi Vangelo s. Giovanni 11,3; Atti degli Apostoli 14,22; 2Timoteo 3,12