VADEMECUM PER LE ELEZIONI
tratto da Studi di teologia N. 32 (2004/2) pp. 174-182

Ogni tornata elettorale rappresenta un bel grattacapo per ogni cittadino. In campagna elettorale si presentano schieramenti, liste, candidati, programmi diversi e non sempre è facile districarsi. E’ possibile orientarsi in modo da esercitare il diritto-dovere di voto in modo cristianamente responsabile? Ci sono paletti che svolgono una funzione orientativa per andare al di là di slogan semplificatori o di impressioni superficiali? Esistono parametri che aiutino il credente a porsi davanti alla scelta politica del voto?
Questo vademecum non ha pretese di esaustività, ma offre qualche spunto per ragionare in termini concreti e per fare scelte il più possibile consapevoli.

I. I criteri di riferimento
Innanzi tutto, è utile interrogarsi su quali siano i principi che aiuteranno a fare la scelta elettorale. Ogni scelta fa riferimento ad un insieme di criteri che indirizzano la decisione e quindi l’azione. Per un cristiano, tutte le scelte devono seguire principi sani, biblicamente sostenibili, cristianamente responsabili e pubblicamente argomentabili.

La responsabilità del cittadino
Come ogni altro aspetto della vita pubblica, anche il voto chiama in causa la responsabilità umana. Siccome Dio è il creatore sia il giudice di tutti gli uomini, “dovremmo condividere con Lui la preoccupazione relativa alla giustizia, alla riconciliazione della società umana e alla liberazione dell’uomo da qualsiasi forma di oppressione” (Patto di Losanna, 4). Il voto è solo un modo, tra i tanti, in cui si esercita questa responsabilità che discende dal nostro essere creature di Dio che hanno ricevuto un mandato a conoscere e coltivare il mondo. Alla luce di questa responsabilità, il voto rientra a pieno titolo tra le forme in cui si esprime l’interesse per il mondo di Dio dato in amministrazione all’umanità. L’astensione dal voto è in genere da considerare come una rinuncia all’esercizio della responsabilità. Oltre all’attenzione al dibattito politico, il voto sarà preceduto dal confronto fraterno, dalla riflessione sulla scelta e dalla preghiera. L’occasione del voto potrà essere anche un’opportunità per rileggersi e discutere con altri alcuni documenti significativi dell’evangelismo contemporaneo che trattano della responsabilità sociale del credente (ad esempio, tra quelli contenuti in Pietro Bolognesi (a cura di),Dichiarazioni evangeliche. Il movimento evangelicale 1966-1996, Bologna, EDB 1997, si potrà fare riferimento al “Patto di Losanna” (1974), “Impegno di Grand Rapids” (1982), “Dichiarazione di Oxford” (1994), “Dichiarazione di Philadelphia” (1996).. Un buon voto è quello che nasce da una responsabilità vissuta.

La coscienza degli aspetti strutturali
Il voto mette in collegamento la volontà di ciascun cittadino con le questioni che interessano tutta la collettività. Non si tratta di portare avanti solo un interesse particolaristico e individualistico, ma di avere la consapevolezza di toccare una rete di questioni interconnesse. Il sistema politico, la partecipazione sociale, l’economia, l’ambiente, i rapporti internazionali, l’etica, ecc. sono aspetti del sistema. Inevitabilmente, il voto va a toccare le questioni di sistema, cioè quelle che riguardano la vita associata nel suo insieme: le regole, gli equilibri, le prospettive. Naturalmente, si tratta di problemi complessi che però non devono inibire l’esercizio della responsabilità.

La sovranità delle sfere e la valorizzazione degli organi intermedi
Perché Dio è sovrano su tutto, a ciascuna sfera del mondo creato è affidato un ambito di pertinenza in cui esercitare una sovranità relativa. Ogni sfera della vita associata (persona, famiglia, associazioni culturali, imprese, chiese, sindacati, stato, ecc.) non è autonoma in quanto coram Deo, ma è sovrana rispetto alla giurisdizione di altre sfere. Alla visione sociale del cattolicesimo che mantiene tracce di gerarchia sociale, alla visione tendenzialmente statalista della cultura di sinistra, all’individualismo del liberalismo, il pensiero evangelico contrappone una visione in cui sopra tutti e tutto c’è Dio ed in cui ciascuna sfera è sovrana nei limiti determinati dal rispetto della sovranità delle altre sfere. Non si tratta, quindi, di avere “più stato” o “più individuo”, “più pubblico” o “più privato”, ma di favorire ciascuna sfera nello svolgimento del suo compito istituzionale. Lo stato deve fare lo stato senza ingerire nel campo di altre sfere; le famiglie devono fare le famiglie senza delegare ad altri soggetti le loro prerogative; le chiese devono essere messe in condizione di svolgere la loro missione senza interferire nel campo dello stato, ecc. In particolare, vanno incoraggiati i “corpi intermedi” (famiglie, scuole, chiese, sindacati, organismi di cooperazione, ecc.) che fungono da cerniera tra la persona e lo stato e che alimentano l’appartenenza sociale e la partecipazione sociale. Vanno pertanto sostenuti i programmi politici che valorizzano il principio della sovranità delle sfere e che riconoscono il ruolo degli organi intermedi.

La ricerca del bene comune e la pratica della giustizia
È importante essere consapevoli del tipo di elezioni a cui si è chiamati. Ogni sfera, infatti, ha certe prerogative e certi ruoli specifici. Un’elezione per il Consiglio comunale è diversa da quella per il rinnovo del Parlamento europeo in quanto sono diverse le sfere di competenza dei vari organismi elettivi. Tuttavia, pur nella consapevolezza della loro diversità, tutti gli organismi che rappresentano la volontà popolare sono chiamati alla ricerca del bene dell’intera comunità che rappresentano. Non dovranno essere gli interessi di pochi a prevalere su quelli di tutti, né i diritti di alcuni a prevaricare quelli di altri, ma si dovrà cercare l’interesse generale, non solo degli esseri umani, ma anche dell’ambiente. Naturalmente, questa ricerca non può esimersi da una certa conflittualità tra le parti rappresentate, ma l’obbiettivo sarà sempre la negoziazione del conflitto in forme democratiche in vista del bene comune.
Siccome il bene comune può diventare un’espressione astratta e manipolabile, esso è presente laddove viene praticata la giustizia. “Giustizia significa rendere a ciascuno in modo imparziale ciò che gli spetta” (Dichiarazione di Oxford, 38), avendo un’attenzione particolare nei confronti dei membri deboli della comunità. La giustizia deve essere amministrata in un quadro di legalità e all’insegna della dignità della persona umana in quanto creatura di Dio.

Il carattere “provvisorio” della politica
Il voto ha una natura provvisoria e questo contribuisce a non assolutizzarlo e a non estremizzarlo. Nei sistemi democratici, esso si ripete ciclicamente e la sua valenza è quindi limitata nel tempo.
In più, col voto non si decretano provvedimenti presi una volta e per sempre, ma si porta avanti la convivenza mutevole tra gli uomini. Ci sarà quindi un margine per ripensamenti e verifiche in vista di nuove elezioni.
Inoltre, negli schieramenti politici e nei candidati difficilmente si troveranno soluzioni pienamente adeguate che rispondano perfettamente a tutti i criteri prescelti. Ci si dovrà accontentare di approssimazioni per difetto e il voto non potrà che essere altrettanto approssimativo.
Infine, non si tratterà mai di instaurare col voto il regno di Dio sulla terra e questa consapevolezza dovrà sempre accompagnare l’esercizio di questo diritto-dovere, dandogli il senso del limite e del contingente.
Alla luce di ciò, si dovranno rispettare altri cristiani che compiono scelte diverse, senza giudicarli sommariamente, ma, al contrario, cercando di capirne le motivazioni e auspicando la possibilità di dialogare anche su questo tema. Non si dovranno considerare “nemici” coloro che la pensano diversamente in politica.

II. Lo schieramento politico
Alla luce dei criteri brevemente esposti, è necessario fare un passo ulteriore in vista del voto. Sulla scheda elettorale, infatti, compaiono simboli che richiamano schieramenti politici e nomi di candidati che chiedono di essere votati. Avere dei criteri di massima aiuta, ma occorre saperli applicare alla luce delle diverse opzioni che le elezioni presentano.

La storia
Ogni schieramento politico ha una sua storia che dovrà essere tenuta presente nel valutare la possibilità di votarlo. Molte famiglie politiche europee (ad esempio: i socialisti, i liberali, i popolari) affondano le loro radici nel XIX secolo e, pertanto, hanno una loro caratterizzazione storica di qualche spessore. Altre formazioni si presentano come “novità” del panorama politico (ad esempio: i verdi), marcando soprattutto l’elemento della discontinuità rispetto alla storia politica contemporanea. In certe circostanze, uno schieramento politico nasce dalla crisi degli schieramenti storici e anche questo è un elemento da considerare.
In ogni caso, ogni schieramento ha i suoi personaggi storici di riferimento e i suoi eventi simbolici che ne hanno incarnato in qualche modo la prospettiva politica. Nel votare uno schieramento, si dovrebbe essere in grado di ricordare qualche personaggio del passato o qualche episodio significativo che lo ha rappresentato e avere una certa serenità nell’identificare il proprio voto con quella storia.

L’ideologia
Oltre alla storia, ogni schieramento politico è espressione di una certa idea della politica, dello società, dello stato, e, in fondo, della vita. Anche se viviamo in un’età in cui le ideologie hanno perso il loro carattere nitido e granitico, l’elemento ideologico è inevitabile e il voto non potrà essere ideologicamente ingenuo. Le categorie di “destra”, “sinistra”, “centro”, “centro-destra”, “centro-sinistra” dicono qualcosa delle opzioni ideologiche di riferimento? A quale ideologia sono associate? A quale nucleo portante? A quale visione del mondo? C’è uno slogan che le sintetizza e che le differenzia le une dalle altre?
Una volta richiamato il nucleo ideologico, occorre fare un confronto con i punti richiamati in precedenza. Quale grado di vicinanza o di distanza c’è tra l’ideologia dello schieramento e i criteri della sovranità delle sfere, della valorizzazione degli organi intermedi, della ricerca del bene comune e della pratica della giustizia? Quale degli schieramenti è più o meno compatibile con questa visione?

La composizione
Spesso accade che alle elezioni effettuate con sistemi maggioritari si presentino cartelli elettorali composti da più partiti e gruppi politici. In questo caso, il voto va a una coalizione di più soggetti diversi tra loro, ma alleati per fini elettorali. Ciò determina il fatto che le maglie ideologiche degli schieramenti siano più ampie e plurali. Tuttavia, lo sforzo di comprenderne la matrice ideologica può e deve essere fatto. Cosa tiene insieme le alleanze? C’è un minino denominatore comune che può essere richiamato? E’ fittizio e di facciata? E’ solo legato alla contrapposizione nei confronti di altri? Può dar luogo ad un’esperienza di governo sostenibile? Quali soggetti fanno parte del cartello? Di quali famiglie politiche? Quali identità culturali sono richiamate? Hanno tutti pari dignità e rappresentatività o vi sono differenze sostanziali all’interno della coalizione? Chi la guida? Chi ha scelto il leader? In base a quali accordi? Perché lui e non un altro?

I riferimenti internazionali
Siccome il voto deve esprimere la coscienza degli aspetti strutturali e dato che viviamo in un mondo globalizzato, è importante riflettere sui riferimenti internazionali dello schieramento politico. Si tratta di un raggruppamento che ha dei referenti solo locali? Regionali? Nazionali? Europei? Mondiali? Appartiene a qualche organismo internazionale (ad esempio: il Partito popolare europeo, l’Internazionale socialista, la Sinistra europea). Di per sé, questi contatti non sono dirimenti, ma indicano il collegamento più o meno pronunciato con altre esperienze e facilitano la comprensione del profilo ideologico e della proposta politica dello schieramento stesso.

Il programma
Ogni schieramento politico si presenta alle elezioni con un programma, cioè una lista ragionata di proposte concrete e obbiettivi specifici che intende realizzare e sulla base dei quali chiede il voto dei cittadini. Ai fini della preparazione al voto, è indispensabile conoscere i vari programmi e familiarizzarsi con i termini del dibattito programmatico.
Prima di esaminare il programma presentato, è utile chiedersi come sia stato attuato il programma presentato alle elezioni precedenti. E’ stato realizzato? In quale percentuale? E’ rimasto solo su carta? Si è trattato di una lista di buoni propositi ma scarsamente applicati? Ha contribuito effettivamente alle scelte che sono state fatte? Lo schieramento politico si è effettivamente impegnato sul programma da realizzare? Ci sono responsabilità nelle eventuali deficienze? Sono tenute nascoste o se ne parla pubblicamente? Eventuali responsabilità sono solo scaricate sugli avversari o c’è sufficiente onestà per riconoscere eventuali fallimenti o risultati non soddisfacenti?
Alla luce di queste domande, si potrà prendere in considerazione anche il programma presentato. La sua credibilità dipende non solo da ciò che è scritto, ma anche dal modo in cui il precedente programma è stato messo in atto. Siccome il programma indica le priorità dello schieramento politico e gli strumenti per realizzarle, sarà utile interrogarsi se e come queste priorità sono compatibili con la sovranità delle sfere, la valorizzazione degli organi intermedi, la ricerca del bene comune e la pratica della giustizia. Quale dei programmi risponde meglio all’esigenza di rispettare e di promuovere questi criteri di riferimento?

III. Il candidato
Le elezioni sono finalizzate all’indicazione di persone cui si dà un mandato di rappresentanza. Se gli schieramenti politici sono importanti per determinare l’orientamento ideologico e programmatico del voto, l’indicazione del candidato è altrettanto importante ai fini del voto. Sarà il candidato eletto che rappresenterà materialmente il voto espresso ed è sulla persona del candidato che si dovrà rivolgere l’attenzione dell’elettore.

La sua persona
Il voto a una persona presuppone una certa conoscenza della stessa. Forse non la si potrà frequentare di persona, ma una certa familiarità con la storia del candidato, la sua famiglia, la sua professione, la sua esperienza nel campo pubblico, la sua immagine pubblica, ecc. sarà utile per esercitare responsabilmente il diritto-dovere del voto. Non sempre l’immagine mediatica è segno della dignità della persona in questione. Si tratta di una persona affidabile? Seria? Onesta? Capace di mantenere a livello personale gli impegni presi? Capace di svolgere il servizio per cui chiede il voto?
In più, ci si dovrà confrontare con le sue idee. In cosa crede? C’è qualche dichiarazione pubblica in cui dichiara il suo “credo” religioso? L’essere credente di una persona non ne fa automaticamente un buon politico, né una persona meritevole di essere votata. Il fatto che un candidato si presenti come “credente” non esime l’elettore credente dal valutare lo schieramento politico in cui si presenta alla luce dei criteri di fondo suggeriti in questo vademecum.
Non si pretenderà un’impossibile perfezione personale, ma sicuramente si potrà privilegiare la persona più integra tra quelle candidate in un dato schieramento.

Il suo programma
Il candidato si presenta all’interno di uno schieramento politico. Il suo programma sarà fortemente condizionato da quello dell’intero raggruppamento, anche se potrà avere delle particolarità che hanno a che fare con la sua esperienza professionale passata. Se ci sono, quali sono i temi su cui è più presente ed impegnato? Cosa ha fatto in passato sulle questioni di sua maggiore pertinenza? In cosa si è distinto? Cosa si prefigge di fare? Come conta di farlo? Se è indipendente, avrà maggiori libertà rispetto allo schieramento, ma anche meno possibilità d’influire sulle scelte di fondo. Se ha posizioni di responsabilità politica, avrà meno possibilità di essere coinvolto nei lavori assembleari, ma più occasioni d’incidere sugli indirizzi generali. Prima di dare il voto a una persona, occorre avere il numero più elevato di elementi da considerare.

La sua disponibilità a rendere conto
Un buon candidato è quello che s’impegna a rendere conto agli elettori del suo lavoro. Se l’elettore è chiamato a scegliere secondo coscienza, l’eletto risponde alla sua coscienza e a coloro che gli hanno affidato il mandato. Allora, occorre domandarsi se si tratta di una persona che rendiconta del suo operato. E’ avvicinabile? Ha un recapito presso cui essere contattato? Risponde alle sollecitazioni via e-mail? Ha un sito personale e aggiornato? Ha una segreteria efficiente? Visita regolarmente il collegio ed è disponibile ad incontrare gli elettori? E’ pronto a farsi carico di interpellanze, iniziative, proposte, pressioni, ecc. provenienti dall’elettorato? Infine, come finanzia la sua campagna elettorale? E’ pubblico l’elenco delle donazioni ricevute e delle risorse raccolte?

Votare è importante, votare è difficile. Una volta votato, comunque, bisogna continuare ad esercitare la responsabilità della vigilanza civica e dell’azione cristiana. Il voto è solo un passaggio della responsabilità cristiana, ma questa responsabilità chiama ad una partecipazione continuativa alla vita pubblica. Lo schieramento e il candidato votati andranno incalzati durante tutto il periodo del mandato elettorale.