quella di Gesù Cristo in croce. Sorprende che Egli ne parli in questi termini, se si pensa quanto fosse ignominiosa agli occhi degli uomini del tempo. Ma come spesso accade la prospettiva di Dio non è la nostra. Neppure nel valutare la croce di Cristo. Infatti, Colui che quella morte sta per subire sulla propria pelle, la reputa qualcosa di glorioso, perché da essa e il Figlio e il Padre traggono gloria nella vittoria finale.

Infatti, solo nella prospettiva della resurrezione la crocifissione risulta essere una vittoria e non una sconfitta. Una vittoria su satana e il peccato, e dunque una glorificazione del proposito eterno di Dio di salvare chiunque pone la sua fede in Gesù.

Nella prospettiva certa della sua morte e resurrezione, Gesù può dare ai suoi discepoli il comandamento di amarsi, che sarà la prova del nove della loro appartenenza a lui. Altrove l’evangelista Giovanni dirà che questo è il comandamento originario dato da Cristo ai suoi e la prova provata di una genuina conoscenza di Dio.

Ricerchiamo una tale conoscenza di Dio! Solo nel fare nostra la Sua prospettiva possiamo vedere nella croce di Cristo sia il punto più basso nella sua umiliazione che l’apice nella sua glorificazione.

Leggi vangelo s. Giovanni 13,31-35