Nell’intimità di quelle ore che Gesù sta vivendo con i suoi, in occasione della festa pasquale ebraica, è tempo di verità e di trasparenza, ogni maschera deve cadere, non solo quella del traditore Giuda, ma anche quella del sedicente devoto Pietro: “Darò la mia vita per te!”

Parole belle e impegnative, ma suonano stonate dinanzi a quelle appena dette da Gesù circa la sua prossima morte in croce e che esprimono l’esatto contrario di quelle di Pietro: “Io, Gesù, darò la mia vita per te!”
In questo breve scambio verbale tra Gesù e Pietro si evidenziano due opposte comprensioni circa la salvezza dell’uomo: da una parte quella che la considera un’offerta libera e gratuita di Dio in Cristo Gesù, dall’altra quella che presume che l’uomo possa conquistarsi la salvezza attraverso la sua operosità e devozione verso Dio.
La verità è che il gallo finisce sempre per cantare quale inesorabile testimone del nostro fallimento nel volerci salvare con le nostre forze, così come dimostrerà da lì a breve l’esperienza amara di Pietro.

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