Questa richiesta di Filippo, uno dei 12 discepoli, è espressione di un’attitudine di fondo che contraddistingue molti interlocutori di Gesù, quella di non essere mai appagati dalle cose udite da e viste in Lui e sempre alla ricerca di nuovi ulteriori elementi di prova sul suo conto. Quante volte gli è stato chiesto chi fosse, da dove venisse, chi fosse suo padre e sua madre, la sua famiglia, chi gli avesse dato l’autorità per insegnare nonostante non avesse titoli accademici e di presentarsi in termini perentori come la via la verità e la vita!
Qualcuno potrebbe pensare che tali e tanti dubbi sul suo conto siano dovuti all’ambiguità e alla scarsa chiarezza del suo parlare. Ma in verità nessun uomo ha mai potuto vantare la stessa chiarezza ed efficacia di Gesù nel comunicare!
Dove risiede la ragione vera perché ancora oggi la maggioranza delle persone coltiva e reitera gli stessi dubbi sul suo conto? Sono forse le fonti che parlano di lui poco credibili? Il problema non esisteva per i contemporanei di Gesù e non esiste neppure per noi oggi, dal momento che i 4 vangeli sono stati nella storia i documenti più soggetti all’esame critico, risultando credibili e affidabili.
Il problema non sta in Gesù né nelle fonti che parlano di lui ma in noi che per natura non siamo propensi a lasciarci convincere da ciò che si presenta come inoppugnabile e degno di fede. Non vi sono ragioni razionali per non credere, ma solo motivi spirituali che hanno a che fare con la disposizione negativa del nostro cuore.
Filippo chiede a Gesù di mostrare loro il Padre, mentre lui e noi abbiamo già nella persona del Figlio la piena e autentica rivelazione del Padre.

“Credetemi”! dice Gesù ancora oggi a quanti coltivano dubbi su di lui.

Leggi dal Vangelo s. Giovanni 14,1-14