è Tommaso, uno dei discepoli che per un motivo che non viene detto non è presente alla prima apparizione di Gesù ai suoi. Quando gli viene riferito la cosa egli si mostra incredulo dinanzi all’affermazione dei suoi condiscepoli di aver visto il Signore. Ed è in questa circostanza che egli pronuncia quelle parole che lo hanno fatto passare alla storia come il simbolo dello scetticismo e dell’incredulità umane. Tommaso per credere vuole vedere e toccare con mano.

Per otto giorni egli resta con la sua pretesa insoddisfatta, ma arriva il momento che Gesù si mostra nuovamente ai suoi e questa volta Tommaso è presente. Gesù lo invita a toccare le sue ferite e ad essere credente e non incredulo. Solo a questo punto Tommaso esclama nei confronti di Gesù delle parole per le quale è meno conosciuto: “Signor mio e Dio mio!” Infatti è più evocato il Tommaso incredulo che quello credente, dimenticando che egli è altresì esempio di chi si lascia persuadere dalla realtà dei fatti. Se egli non deve essere imitato per la sua incredulità iniziale, deve però esserlo per la sua fede finale!

Gesù, nel replicare alla sua affermazione, gli ricorda che ciò che a lui è stato concesso non sarà concesso a quanti in seguito crederanno senza aver visto e toccato con mano. Ma non per questo la fede di costoro sarà meno solida e fondata! anzi, essa è da Gesù lodata. Di questa fede parla anche Pietro in una sua lettera scritta a cristiani di seconda generazione:

” Benché non l’abbiate visto (Gesù Cristo), voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, ottenendo il fine della fede: la salvezza delle anime.” (1Pietro 1,8-9)

Di che tipo è la tua incredulità? Non è forse preconcetta e tale da non arretrare neppure dinanzi all’evidenza dei fatti? Di che tipo è la tua fede? Non è forse qualcosa di così volatile e aleatorio che può perdersi o non sentire alcun bisogno di radicarsi nelle realtà storiche della morte e della risurrezione di Gesù Cristo?