E’ quasi a termine del suo vangelo e Giovanni sente il dovere di chiarire il suo intento nello scrivere, ma prima vuole dire ai lettori del suo metodo selettivo che lo ha indotto a dover necessariamente scremare dalla mole di materiale documentale in suo possesso.

La fonte primaria di Giovanni è senz’altro sé stesso, dal momento che è stato con Gesù dal principio alla fine quale testimone oculare dei fatti di cui narra con l’attendibilità e l’autorevolezza proprie ad un apostolo.

Inoltre, nel momento in cui egli scrive sicuramente può disporre di altro materiale, anche se non sempre e non del tutto, confluito negl’altri tre vangeli, detti Sinottici, già redatti e in circolazione, essendo il quarto vangelo l’ultimo in ordine di tempo e per struttura e contenuti alquanto diverso dagl’altri tre canonici.

Comprendiamo così che l’intento dell’evangelista non è redigere una biografia di Gesù in cui convogliare quanto più materiale possibile, dato che il suo compito non è solo di ordine storico ma altresì teologico. Perché lo scopo di Giovanni nello scrivere è narrare ciò che nella sua comprensione è utile alla promozione della fede cristiana e mira ad assicurare i credenti in Gesù Cristo della certezza della loro salvezza.

Infatti, entrambe, fede e certezza, trovano il loro fondamento nell’attendibilità storica e nell’interpretazione apostolica dei fatti evangelici narrati da Giovanni.

Leggi Vangelo s. Giovanni 20, 30-31; 21,25