Gesù per la terza volta si mostra risorto a sette dei suoi più intimi discepoli, i quali accompagnandosi a Pietro si erano recati a pesca sul lago di Tiberiade in Galilea. Spendono tutta una notte in barca senza pescare assolutamente nulla. E la cosa ad alcuni di loro, esperti pescatori, deve essere parsa incredibile e forse una sorta di punizione per quel ritorno alla loro attività di un tempo. Gesù non gli aveva forse promesso che avrebbe fatto di loro dei pescatori di uomini?

È mattino quando Gesù si presenta sulla riva senza venir riconosciuto e chiede loro dei pesci sapendo quale sarebbe stata la loro risposta. È così che Gesù dice loro di gettare le reti sul lato destro della barca perchè di sicuro vi sarà del pescato. E così accade.

Giovanni, il quale ama sempre identificarsi nel suo vangelo con la perifrasi: ” il discepolo che Gesù amava“, identifica in quell’uomo che gli aveva dato quel comando il Signore. Egli riferisce a Pietro la sua intuizione, il quale per tutta risposta si tuffa in acqua e raggiunge a nuoto la riva prima che il resto vi giunge in barca e con la rete piena di 150 grossi pesci.

Una volta a riva Gesù, che nel frattempo ha preparato una colazione a base di pesce arrostito, invita i suoi discepoli a far colazione, ma essi, pur avendo colta la vera identità di quell’Uomo, non trovano il coraggio di interpellarlo in merito. Neppure Gesù forza nei suoi un esplicito riconoscimento della sua vera identità. Egli però non ha dubbi che questo sia avvenuto nei loro cuori, e la narrazione di Giovanni ne è una chiara prova.

È ormai prossimo il tempo in cui i suoi discepoli, senza più alcuna titubanza proclameranno al mondo la vera identità di Colui che per loro è stato dato, è morto, è risorto, è assunto in cielo alla destra della gloria del Padre.

Leggi Vangelo s. Giovanni 21,1-14