Il quarto vangelo si chiude così come si apre, per quanto concerne la relazione di Gesù con i suoi discepoli, con la reiterazione dell’imperativo “Seguimi!” rivolto a Simon Pietro a conclusione della sua riabilitazione e dopo la sua richiesta a Gesù sul destino futuro del suo condiscepolo Giovanni. “Signore, e di lui che sarà?” chiede Pietro, e per tutta risposta Gesù gli dice: “che t’importa? Tu, Seguimi“, come a ribadire il carattere personale della chiamata cristiana e la priorità della sequela di Gesù sopra ogni altra cosa.

Le parole di Gesù allora danno luogo ad un malinteso circa la durata della vita di Giovanni, ora possono dare luogo ad un malinteso circa le nostre relazioni e l’attenzione che noi dobbiamo avere per gli altri. Seguire Gesù non può mai significare mostrare disinteresse per il destino degli altri ai quali siamo mandati con l’amore e con il messaggio di Gesù Cristo.

Il vangelo secondo Giovanni si chiude con questa enfasi sulla personale sequela di Gesù, perché per questo Egli si è fatto uomo e ha dato la sua vita in sacrificio per la salvezza dei peccatori che si pentono e invocano il suo perdono.

L’altra enfasi, a chiusura del quarto vangelo, è la sottolineatura del carattere veritiero della testimonianza di Giovanni, nonostante essa non debba e non possa ritenersi esaustiva. Molto altro poteva essere scritto, ma ciò che è scritto è sufficiente a sostenere una fede in Gesù consapevole e responsabile. Il lettore è in tal modo scoraggiato dal coltivare la speculazione circa i silenzi della verità rivelata.

Leggi Vangelo s. Giovanni 21, 19-25