Giovanni sta per chiudere il suo vangelo, e non vuole farlo senza aver narrato del modo in cui Gesù, dopo essere stato rinnegato dal suo discepolo più combattivo, lo riabilita attraverso una terapia tanto sensibile quanto efficace: quella dell’amore della confessione e del perdono. Gesù non sceglie la strada più facile e meno impegnativa del colpo di spugna e del mettere nel dimenticatoio.

Egli non ritiene, come spesso capita a noi di pensare, che possa essere il semplice trascorrere del tempo a poter sanare relazioni spezzate da scelte e prese di posizioni che vanno confessate in vista di un perdono che sa veramente riabilitare. Per tre volte Gesù rivolge a Pietro sostanzialmente la stessa domanda, e a seguito di ogni sua risposta affermativa Egli gli rinnova la chiamata a servire il Suo gregge.

Gesù porta il discepolo che lo aveva rinnegato per tre volte a rinnovare per altrettante volte il suo amore e la sua dedizione nei suoi riguardi. Perché solo chi ama Gesù è pronto per servire coloro per i quali Egli ha dato la sua vita. Gesù non conferisce mai a Pietro quello che nella storia è conosciuto come il ministero pietrino del primus inter pares, che lo stesso Pietro non si è mai riconosciuto.

Ecco come egli parla di sé e del suo ministero di presbitero (anziano), senza mai distinguerlo per dignità e valore da quello di altri presbiteri cristiani.

Esorto dunque gli anziani che sono tra di voi, io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo e che sarò pure partecipe della gloria che deve essere manifestata: pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo; non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge. E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce. (1 Pietro 5,1-4)

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