Paolo prosegue nel ricordare agli Efesini quale fosse la loro condizione spirituale prima di divenire seguaci di Cristo e parte della famiglia di Dio. Infatti per nascita essi erano stranieri e non circoncisi, diversamente dai giudei quali Paolo che per nascita potevano vantare appartenenza etnica al popolo d’Israele e il segno esteriore della circoncisione.

Paolo descrive il loro status naturale attraverso tutta una serie di significative privazioni: essi erano senza Cristo, senza cittadinanza, senza un’alleanza con Dio e la promessa connessa, senza speranza e senza Dio nel mondo! Una condizione naturale, la loro, affatto confortante se si comprendono tutte le implicazioni di tali e tante privazioni.

Oggi si è molto sensibili nel nostro Paese al tema della cittadinanza agli stranieri. Si dibatte se sia sufficiente nascere nel nostro Paese per ottenerla (ius soli), o se invece vi debba essere un legame di sangue per essere nati da un genitore italiano (ius sanguinis). Sulla questione alquanto dibattuta presto si dovrà anche legiferare.

Per quanto concerne la cittadinanza celeste, di cui parla Paolo, essa non è conferita a seguito e per gli effetti di una legge di qualche stato. Essa è conseguenza del fatto che si è posto la propria fede nella persona di Gesù Cristo e si è accolto il suo messaggio di riconciliazione con Dio.

Pace con Dio resa possibile solo ed esclusivamente grazie al sacrificio di Cristo alla croce, una volta per sempre, in favore di coloro che confessano il loro peccato e desistono dalla loro ribellione deliberata verso Dio.

Leggi Efesini 2,11-22