Paolo scrive di due riconciliazioni, entrambe frutto della morte di Cristo in croce: la prima è di natura etnica e ha luogo tra i giudei e i gentili che pongono la loro fede in Gesù Cristo, il quale ha abbattuto il muro materiale e cultuale che li separava.

Infatti nel tempio di Gerusalemme vi era una vera separazione fisica a rendere impossibile ogni forma di relazione anche cultuale tra i giudei e i gentili. Un’altra fonte d’inimicizia tra le parti era dovuta alla legge giudaica, con i suoi comandamenti e i suoi precetti, estranea ai non giudei. Dalla loro riconciliazione in Cristo è creata una nuova umanità a sua immagine e somiglianza.

L’altra riconciliazione di cui Paolo scrive è quella tra l’uomo, sia esso giudeo che gentile, e Dio, anch’essa resa possibile grazie alla croce di Cristo, cioè alla sua morte. Questa fa sì che sia il giudeo che il pagano hanno in Cristo accesso a Dio Padre in uno stesso Spirito. E’ questa riconciliazione con Dio che rende possibile quella tra gli uomini, in lotta tra loro e in rivolta contro Dio.

Inoltre Paolo finalizza questa doppia riconciliazione all’edificazione di un casa spirituale nella quale entrano a farne parte tutti i cristiani, siano essi giudei che gentili.

Si tratta di un edificio dalle solide fondamenta bibliche poste dal messaggio dei profeti, degli apostoli e avente Cristo stesso quale cardine. La casa è tale da esprimere solidità (l’edificio intero), unità (ben collegato insieme), crescita (si va innalzando), progettualità (per essere), finalità (un tempio santo) e dipendenza da Dio (nel Signore).

Anche gli Efesini, come il resto dei cristiani, in quanto uniti a Cristo entrano a far parte di questo edificio spirituale in cui Dio dimora di fatto per lo Spirito Santo.

Che progetto, quello di Dio per la sua chiesa! Che privilegio farne parte per la Sua grazia! Quali prospettive di servizio!

Leggi Efesini 2,11-22