Nella sua lettera ai cristiani della città di Efeso, Paolo fa molto uso della parola mistero, non per alimentare l’insana curiosità dei suoi lettori, ma per parlare delle verità di Dio un tempo tenute nascoste e ora definitivamente rivelate. In questo senso Paolo aveva già detto del mistero circa il disegno salvifico di Dio, concepito avanti la creazione del mondo e concernente la sottomissione di tutte le cose alla sola signoria di Gesù Cristo (1,9-10).

Si tratta di un mistero, quello di Cristo di cui Paolo scrive ora, che gli è stato fatto conoscere per rivelazione di Dio, di cui egli ha matura intelligenza e che sta al centro del vangelo che predica. Nel passato pur essendo operante un tale mistero ( si pensi a esempi di fede quali Raab e Rut che ritroviamo nella genealogia di Gesù), esso non era pienamente rivelato così come ora lo è grazie allo Spirito di Dio che l’ha fatto conoscere agli apostoli e ai profeti.

Il mistero concerne altresì la possibilità per i gentili di essere eredi e uniti in uno stesso corpo spirituale con i giudei cristiani e con loro partecipi della promessa di salvezza in Cristo annunciata nel vangelo. Quel vangelo della grazia di Dio cui Paolo è servitore e nel cui annuncio le insondabili ricchezze di Cristo sono dispensate a coloro che credono.

Infine il mistero nel passato tenuto nascosto in Dio contempla il ruolo e il carattere missionale della chiesa di Gesù Cristo, chiamata oggi ad essere lo strumento nelle mani di Dio per far conoscere la sua infinitamente varia sapienza anche a quelle entità e forze celesti da Paolo definite principati e potenze.

Che grande responsabilità ricade sulla chiesa e quale privilegio poter raccogliere una simile sfida! Per la sua azione militante non vi è solo un fronte terreno, in cui superare lo scoramento e trovare gloria nelle sofferenze, ma anche un fronte aperto nei luoghi celesti!

Leggi Efesini 3,1-13