quando scrive questa lettera, e se non fosse lui ad accennare al suo stato di detenzione noi lettori non lo diremmo, tanto trasudano dal suo scritto sentimentali quali la riconoscenza verso Dio e l’attenzione verso i fratelli, la cui crescita gli sta a cuore quanto l’onore di Dio.

Infatti Paolo non si dichiara prigioniero di quegli uomini che di fatto lo avevano privato della libertà, ma di Gesù Cristo e del vangelo che sono la sola vera causa per la sua detenzione. Questo fa sì che egli possa vivere con uno spirito sereno e riconoscente la sua situazione contingente.

Nel suo stato altri – senza per questo sbagliare – si sarebbero mossi per mobilitare compagne di sensibilizzazione a proprio favore, al fine di vedersi riconosciuti i propri diritti fondamentali. Paolo, anziché promuovere la propria causa si batte per promuovere quella di Cristo e del vangelo. Egli mostra un interesse vivo per i cristiani a cui scrive. È la loro libertà morale e spirituale che gli sta particolarmente a cuore e non tanto la sua fisica.

Per l’apostolo sono i legami spirituali quelli più difficili da spezzare, se non fosse per l’intervento liberatorio dello Spirito di Dio. Sono questi i legami che condizionano la vita presente e determinano quella futura di coloro che non si lasciano liberare dalla parola di Gesù Cristo.

Leggi Efesini 4,1-6