due modi di essere inconciliabili tra loro che generano comportamenti diametralmente opposti tra loro. Paolo esorta ex pagani, quali gli Efesini, a non conformarsi a coloro che, sia nei loro pensieri che nelle loro azioni, vivono un’esistenza estraniata da Dio e votata a ogni forma di male perseguito con una certa insaziabilità e ferrea determinazione cosciente e responsabile.

Già innanzi Paolo aveva ricordato ai suoi lettori la loro vita passata nel paganesimo, per ribadire quanto la loro radicale trasformazione fosse il frutto dell’azione graziosa di Dio nei loro riguardi, non il risultato dei loro sforzi ben finalizzati, “Ma Dio, che è ricco in misericordia…” (2,1-10)

Qui ed ora l’enfasi di Paolo è posta sulla necessità di una condotta cristiana in grado di esprimere una vera conoscenza di Gesù Cristo, “Ma voi non è cosí che avete imparato Cristo“, e un cambio di abiti mentali e comportamentali degni della vocazione rivolta ai cristiani.

Paolo parla di un uomo vecchio il cui guardaroba bisogna dismettere in modo definitivo, fatto di corruzione e autoinganno, e di un uomo nuovo che va rivestito ed è creato a immagine di Dio per esprimerne i tratti di giustizia, santità e verità.

La salvezza di Dio in Cristo non è niente di meno che una ricreazione a Sua immagine e somiglianza dell’umanità redenta dal sangue di Cristo alla croce. Non è una qualche forma di miglioria esteriore, ma una vera trasformazione del cuore.

Leggi Efesini 4,17-24