due verbi impiegati da Paolo per parlare della trasformazione possibile grazie a Gesù Cristo. A l’abito dell’apparenza falsa e ingannevole va sostituito quello della sincerità e della verità, altrimenti i legami all’interno del corpo, cioè nella chiesa, sono fragili e vengono meno (25).

Indignarsi dinanzi ad ogni forma d’ingiustizia è un bene che deve favorire soluzioni e non alimentare il perdurare di rancori personali (26). Il nemico è così astuto e falso che sa volgere a proprio vantaggio anche le più nobili delle nostre cause (27). Coloro che nel furto trovavano un modo per arraggiarsi sono ora chiamati a lavorare onestamente con il proposito di aiutare altri e non solo badare a se stessi. Da mariuoli a benefattori! Dall’uso improprio delle mani a quello nobile del lavoro manuale (28).

Si rende necessario altresì un uso diverso e appropriato della parola, che non miri più a distruggere ma a promuovere il bene e il progresso dell’altro. Oltre alla finalità positiva anche la tempistica (secondo il bisogno) è importante nel parlare, tanto quanto l’appropriatezza dei suoi contenuti (29).

La presenza dello Spirito di Dio nella vita del credente, che lo suggella in vista della salvezza finale, può essere depotenziata della sua carica positiva nel momento in cui i suoi disegni sono frustrati a causa del peccato (30). Solo lasciandosi guidare dallo Spirito si può vincere il male (31) e imparare a fare il bene (32), in particolare a vivere il perdono come un dono che si riceve da Dio, in Cristo, e s’impara a dare agli altri.

Perchè la vita cristiana comporta la dismissione del vecchio abito mentale e comportamentale e l’assunzione di uno nuovo, in un processo che si ritiene mai ultimato qui ed ora, ma solo allora alla presenza del Signore.

Leggi Efesini 4,25-32.