Quando si tratta di esortare i cristiani alla coerenza, Paolo non trova modello migliore da proporre che Dio stesso. Per quanto sublime e irraggiungibile quel modello non rende improponibile il suo dire, perchè il carattere di Dio conferisce il necessario fondamento per l’obbedienza cristiana. L’amore di Dio e quello di Cristo alla croce, sono d’esempio per quel cammino nell’amore che il cristiano è chiamato a intraprendere. Senza un tale modello divino non resta che seguire quelli inadeguati che propinano i nostri simili!

L’esortazione di Paolo è formulata in termini di negazione di tante brutture che non devono segnare la vita di un cristiano ( né fornicazione, né…). Questo non significa che essa si declini attraverso un lungo elenco di cose da non farsi, perché Paolo aggiunge che “piuttosto abbondi il ringraziamento.” (5,4), cioè sia manifesta nel credente l’attitudine positiva e propositiva della riconoscenza per i doni di Dio, primo fra tutti quello di Gesù Cristo alla croce.

E’ facile cadere preda della seduzione altrui nella costruzione di un pensiero in rivolta verso Dio. Il cristiano è esortato a non coltivare le frequentazioni di un tempo, quando era tenebre e non luce, ma a denunciare quella condotta, espressione di una vita ribelle e infruttuosa, mettendo in campo una controcultura che ricerchi qui ed ora l’affermazione della bontà, della giustizia e della verità di Dio.

Per il cristiano non si tratta solo di non prendere parte al gioco delle tenebre, ma di battersi affinchè la luce della verità faccia emergere le sue intenzioni nascoste e tenebrose. Paolo pone molta enfasi sulla necessità per il cristiano di comprendere bene e fare ciò che piace a Dio, in uno spirito di lode permanente e di reciproca fraterna sottomissione nel Signore.

Leggi Efesini 5, 1-21