SPERANZAXMILANO: È POSSIBILE FONDARE NUOVE CHIESE?

SperanzaxMilano (www.speranzaxmilano.it) è un progetto di fondazione di chiesa nella città di Milano che ha avuto inizio nel settembre 2012, avendo come chiesa madre la chiesa CERBI di Cinisello Balsamo, presente sul territorio da due decenni. Ne parliamo con Matteo Clemente, uno dei referenti di questo progetto pionieristico, a margine delle Giornate teologiche di Padova del 6-7 settembre sul tema “Evangelizzare con l’evangelo al centro”.

Non viviamo un tempo di espansione economica ed ecclesiale. Perché imbarcarsi in un progetto pionieristico in un tempo di crisi?

In effetti, SperanzaxMilano prende vita in una congiuntura di crisi nazionale e mondiale, dalla quale ancora non siamo usciti, quando tutto sembrava scoraggiare un simile progetto. Anche la nostra situazione ecclesiale era tale da non incoraggiarlo, perchè poteva apparire velleitario e tale da rendere ancor più fragile e precaria una situazione non florida sotto l’aspetto della crescita numerica. In verità il progetto non ha indebolito la chiesa madre, anzi si è rivelato un elemento di rilancio della vita ecclesiale in un momento di stanca e di scarsa attività propulsiva generale.

Quali sono stati i motivi che hanno animato la chiesa a lanciare SperanzaxMilano?

Direi tre motivi: biblici, storici e contingenti. La continua provocazione del mandato creazionale e culturale di Genesi 2 e di quello missionale di Matteo 28 è stata la piattaforma che ci ha spinti a coltivare la visione della fondazione. Come sappiamo non si tratta di due mandati ma di un unico mandato in quanto quello creazionale non è superato da quello missionale ma trova espressione in esso alla luce dell’opera di redenzione compiuta da Cristo, né quello missionale può prescindere dal primo se non vuole disconoscere la portata cosmica dell’opera salvifica di Cristo.

Vi sono stati per noi anche motivi di ordine storico, dato che la chiesa madre sin dalla sua costituzione vent’anni or sono pensò bene di costituire un “fondo della testimonianza” credendo nella prospettiva di uno sviluppo della testimonianza quale quella rappresentata dal progetto di SxM.

Infine hanno inciso motivi di ordine contingente, in una fase di crisi e di recessione generale la chiesa ha voluto raccogliere la sfida di un progetto impegnativo ma non impossibile, nella misura in cui avremmo imparato a dipendere da Dio per la sua messa in opera. Dopo un anno di attività possiamo dire che sin qui il Signore ci ha soccorso e favorito. La prossima definizione dell’acquisto di un locale in una zona semicentrale di Milano servirà a dare concretezza, stabilità e visibilità ad una testimonianza che sinora pur essendo senza mura non è mancata di quelle solide fondamenta di cui parla Paolo in Efesini 2,20.

A quali modelli vi ispirate nell’opera di fondazione?

In primis il modello biblico della missio Dei per la missio ecclesiae, che ci presenta il Dio uno e trino della Scrittura pienamente coinvolto nella sua azione missionaria per la redenzione dei suoi eletti in ogni tempo. Più concretamente guardiamo a Cristo quale modello “mandato” dal Padre nel mondo nel suo triplice ufficio di profeta, sacerdote e re. Anche per noi, mandati dal Figlio nel mondo “Tutto ciò che facciamo dovrebbe essere a un tempo incarnazione e proclamazione dell’amore e della grazia di Dio e della sua opera salvifica compiuta mediante Gesù Cristo” date che “La nostra missione è interamente derivata dalla missione di Dio” (L’Impegno di Città del Capo, pp. 79 e 44).

Assumere un tale modello comporta porre in essere un approccio missionale nell’evangelizzazione che consiste nel fare della missione non uno dei compiti della chiesa, ma nel considerare quest’ultima al servizio della missione di Dio nel mondo (Ef 3,7-13). Inoltre comporta la consapevolezza della centralità della città nella missio Dei e in quella della chiesa. Metà della popolazione mondiale vive nelle città per cui esse sono cruciali per la missione mondiale. Anche noi siamo chiamati a prendere atto della “straordinaria crescita dell’urbanizzazione nel nostro tempo … dando un’urgente e strategica attenzione alla missione urbana. Dobbiamo amare le nostre città come fa Dio” e servirle cercando il loro bene nello spirito delle parole di Geremia 29.(ibidem pp.83-4).

Concretamente, cosa state facendo per promuovere la fondazione di una chiesa?

Sintetizzerei così: predicazione, azione e contestualizzazione. Cerchiamo nella prima la fedeltà al messaggio, in un tempo in cui l’evangelo resta scandalo e pazzia; nell’azione il desiderio di incarnare e coniugare la verità nell’amore attraverso azioni profetiche quali la pulizia di piazze e la lettura pubblica della Bibbia. Infine la necessità di contestualizzare sia il nostro annuncio che la nostra azione.

Puoi fare degli esempi?

Cerchiamo di dare al messaggio evangelico una veste che lo renda accattivante, nella convinzione che forma e sostanza non sono elementi inconciliabili tra loro ed entrambi importanti nell’annuncio cristiano. Fedeltà non comporta nudità, l’annuncio fedele l’assenza del piacere. Cerchiamo di partecipare alla vita della città: questo è significato aderire ad iniziative cittadine quali il Book City volto a promuovere il libro e la lettura in genere; a seguito del tragico episodio occorso nel quartiere di Niguarda la stampa di una nostra riflessione in merito. Cerchiamo di manifestare lo specifico evangelico anche aderendo a iniziative promosse da altri e da noi colte per finalizzarle alla rilevanza della testimonianza, evitando di cadere nella mera strumentalità degli eventi. Il metodo qui è stato quello della co-belligeranza di cui parla Francis Schaeffer nei suoi libri.