Sono due gli evangelisti, Matteo e Luca, che ci riportano la circostanza in cui Gesù insegna ai suoi discepoli a pregare con le parole conosciute come il Padre Nostro.

L’evangelista Matteo colloca questo insegnamento in quello più generale di Gesù detto il Sermone sul monte (6,5-13), onde evitare nel pregare sia l’attitudine ipocrita di molti religiosi del tempo (6,5-6) che quella pagana caratterizzata da una verbositá vuota e sterile (6,7-9), per poi ribadire in conclusione la necessaria predisposizione al perdono se si vuole ottenere quello di Dio (6,14-15).

Nel vangelo s. Luca, non per sua iniziativa ma su un’esplicita richiesta da parte dei suoi discepoli, Gesú insegna loro il Padre Nostro. La circostanza che dà spunto a una tale richiesta è significativa, perché scaturisce dall’aver visto il loro Maestro essere “stato in disparte a pregare” (11,1), e viene formulata in termini secchi e decisi: “Signore insegnaci a pregare”. Essi non volevano essere da meno dei discepoli di Giovanni il Battista e aggiungono: “come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. La forza dell’esempio, viene da dire!

Per la nostra riflessione insieme abbiamo scelto la versione piú estesa di Matteo 6, 5-15

A conclusione del ciclo d’incontri sul vangelo s. Giovanni, nel corso del quale siamo stati confrontati con la persona e l’opera di Gesú Cristo, la Verità fatta carne e offerta in sacrificio alla croce per la nostra salvezza, ci pare opportuno riflettere su di un aspetto, la preghiera, cosí centrale al rapporto di Gesú con il Padre celeste, tanto da non passare inosservato ai suoi intimi discepoli e così centrale altresí al nostro rapporto con Dio.

Diversamente da ció che si puó ritenere la preghiera non è qualcosa di naturale e di spontaneo nella nostra vita, bisogna essere educati ad essa, è qualcosa che va appresa e nella quale ci si deve esercitare con una certa dedizione e costanza nella vita cristiana. Ragion per cui il Padre Nostro é una preghiera in sé ma rappresenta anche un modello cristiano a cui ispirarsi e conformare il proprio pregare, cioè la propria relazione con Dio.

I cristiani secondo le intenzioni di Gesú non devono ispirarsi ad altri modelli di oranti: “non siate come gli ipocriti”, nè ad altri modelli di preghiera “Nel pregare non usate troppe parole”. L’ipocrisia, cosí come la lungaggine e l’incoerenza sono tutti elementi da rifuggire nella nostra preghiera.

Uno schema possibile del Padre Nostro

pregare é riconoscere che alla base della preghiera cristiana vi è il riconoscimento della persona e dell’opera di Dio che si rivela nelle Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento

1. Padre nostro: il riconoscimento di una paternitá
2. che sei nei cieli: il riconoscimento di un’alteritá
3. sia santificato il tuo nome: il riconoscimento di una devozione
4. venga il tuo regno: il riconoscimento di un disegno salvifico
5. sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta nel cielo: il riconoscimento di una norma assoluta
6. Dacci oggi il nostro pane quotidiano: il riconoscimento di una dipendenza
7. rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori: il riconoscimento di un esempio a cui ispirarsi
8. e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno: il riconoscimento di un combattimento spirituale in corso
9. Perché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria in eterno, amen: il riconoscimento di una signoria assoluta