Il lavoro deve essere inteso come compito svolto alla gloria di Dio in quanto sovrano su tutte le sfere dell’esistenza. Nulla é così carnale da non poter diventare spirituale quando è fatto secondo la Parola di Dio e in fede. Viviamo la nostra vocazione diligentemente là dove Dio ci vuole, vivendo la profonda solidarietà del genere umano. Ogni lavoro possiede dignità e diventa l’occasione per aspettarsi la presenza e la benedizione di Dio. L’etica biblica associa al lavoro una valenza altamente positiva.

Dio lavora. Gesù é presentato come un falegname… Il lavoro é concepito come qualcosa che fa parte dell’esistenza umana originaria e come una benedizione divina. In seguito alla rottura dell’alleanza, da parte dei nostri progenitori, il lavoro é stato segnato dalla condanna, ma ciò non significa che non possa essere redento, grazie all’opera riconciliatrice del Signore Gesù. Grazie a lui, il lavoro può essere riscattato e riportato a una nuova comprensione.

Il lavoro é pure un mezzo per servire il prossimo. Inserisce l’uomo nella trama di relazioni in cui l’uomo ha delle responsabilità. Qualcuno ha detto che il principale scopo della nostra vita è quello di servire Dio servendo gli uomini nelle opere che siamo chiamati a compiere. La vocazione è la presa di coscienza che si manifesta in identità: vuol dire che si è qualcuno.

L’uomo è stato posto sotto il segno della collaborazione e dell’imitazione di Dio. Il mondo non è stato creato bell’e fatto, è stato creato in modo che l’uomo sia coinvolto in una attività di dominio e ordine della realtà. È nell’ottica dell’imitazione di Dio ed espressione della propria vocazione.

Ciò detto, l’assenza e/o la perdita di lavoro in un tempo come quello che stiamo vivendo, resta lesivo della dignità e delle relazioni umane e impedisce alla persona l’esercizio della sua responsabilità nel promuovere il bene proprio e quello altrui con il sudore della fronte e non con le speculazioni di Borsa.

(dal Dizionario di teologia evangelica, Edizioni UN, alla voce “lavoro”)