Sono stato crocifisso con Cristo: non sono piú io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me. (Paolo apostolo ai Galati 2,20)

Se prendiamo in considerazione Facebook, Instagram, Twitter e la nostra carta d’identità, è facile accorgersi che sono tutti elementi che comunicano chi siamo o chi vogliamo essere agli occhi degli altri.

Infatti su Instagram pubblichiamo determinate fotografie per dare una certa immagine di noi, su Facebook aggiorniamo i nostri stati in base a quello che vogliamo far conoscere agli altri… E anche nella nostra carta d’identità possiamo barare, per esempio aumentando di qualche cm la nostra altezza. Continuamente nella nostra vita ci troviamo in circostanze e contesti in cui dobbiamo dimostrare chi siamo, ci dobbiamo mettere in gioco per far capire “quanto valiamo”, pensiamo ad esempio a determinate situazioni a lavoro o via dicendo.

Nella società in cui viviamo quello che facciamo definisce chi siamo. Ma per Dio non è così: noi non siamo quello che facciamo, non siamo chi vogliamo apparire, perché Gesù guarda al nostro cuore e la nostra identità ci viene data da LUI. Grazie alla sua morte e al fatto che ha preso su di sé i nostri peccati, coloro che credono in Lui acquisiscono una nuova identità, come figli di Dio.

Il problema è: perché vogliamo apparire quello che non siamo? perché molto spesso non ci piace come siamo, o vogliamo mascherare dei peccati o delle parti di noi, perché crediamo che quella bruttura di noi, o quel peccato sia la nostra carta d’identità.

Con Gesù, i dettagli su di noi, ad esempio il nostro lavoro, il nostro status sociale, le relazioni che abbiamo, possono spiegare qualcosa su di noi, ma non sono questi a determinare chi siamo. Perché Dio ci ha dato un’identità in Lui. Come il testo sopra ci suggerisce, in Lui siamo morti e in Lui siamo nati di nuovo. Come cristiani, a volte ci dimentichiamo della nostra identità in Cristo e riempiamo questa identità con qualsiasi altra cosa. Viviamo una cesura interiore: a volte siamo generosi a volte avari, a volte viviamo per Dio e a volte ci nascondiamo da Dio, a volte siamo depressi e a volte gioiosi.

Facciamoci questa domanda in sincerità, e riflettiamo su questo: come vogliamo apparire agli altri? Qual è l’aspetto di noi sul quale facciamo leva e sul quale insistiamo quando ci presentiamo agli altri, ma che in realtà forse nasconde una piccola nostra debolezza che non vogliamo far conoscere?