Il primo comandamento della prima tavola della legge di Dio é la rivendicazione del suo primato e delle sue prerogative, in quanto sovrano assoluto, su tutto e su tutti, e in particolare sul suo popolo Israele a cui dona la liberazione dopo 400 anni di schiavitù nel paese d’Egitto.

Questi elementi che troviamo espressi nel prologo al decalogo (Esodo 20,2), costituiscono la base della rivendicazione di Dio di dettare norme per la vita del suo popolo, esigendo obbedienza ai fini di una vera liberazione, la quale non consiste solo nella libertá fisica dalla schiavitú egiziana, ma in quella spirituale dalla schiavitú del peccato.

Una volta nella terra promessa di Canaan, l’idolatria costituirá per il popolo di Dio una vera minaccia e un tradimento reale del loro Dio. Perció il primo dei comandamenti vuole ricordargli che il loro Dio é un Dio geloso che non tollera alcuna forma di adulterio spirituale da parte loro.

Il comandamento a non cedere in alcun modo a forme varie di idolatria concerne altresí la vita di ciascuno di noi, perchè anche nei nostri riguardi il Dio della Bibbia rivendica le medesime prerogative. Nella persona di suo Figlio Gesú egli rivendica il diritto sulla vita di quanti hanno creduto e fatto l’esperienza di una vera liberazione dalla schiavitú morale e spirituale del peccato.

Anche nella nostra vita Dio condanna ogni vecchia e nuova forma di idolatria, che non consiste solo nella negazione del monoteismo biblico, ma nell’amare noi stessi, il potere, il sesso e le cose invece e piú di Dio. Ha ragione il riformatore Calvino nel dire che “lo spirito dell’uomo é sempre stato una fabbrica di idoli” (Ist.I.XI.8), e “anche per i credenti, il rischio del risucchio idolatrico é una minaccia sempre presente.”(Studi di teologia, n.s. Nr.44)

Fate dunque morire ció che in voi é terreno: fornicazione, impuritá, passioni, desideri cattivi e cupidigia, che é idolatria. (Paolo apostolo ai cristiani di Colosse 3,5)