Se nel primo comandamento Dio si dichiara essere l’unico vero Dio, nel secondo ci mostra come debba essere legittimamente onorato in modo da non fabbricarci di Lui una immagine carnale attraverso pratiche superstiziose. Dio ci vuole così educare al culto legittimo e spirituale da lui istituito mettendoci in guardia dall’errore dell’idolatria esteriore.

Si tratta di un comandamento a sé stante che non puó essere addomesticato con argomenti umani che di fatto attenuano la forza e la rilevanza di una tale proibizione a raffigurarsi Dio secondo la propria ignoranza. Il comandamento per un verso intende reprimere la nostra presunzione di raffigurare l’incomprensibile con qualche immagine, per l’altro ci vieta di fare dell’adorazione delle immagini un elemento della religione, al pari di pratiche pagane in voga a quel tempo, come il culto degli astri e delle creature viventi (Deuteronomio 4,17-19).

Ci deve risultare chiaro quanto tutte le forme visibili di Dio che l’uomo si costruisce, sono in radicale contraddizione con la natura di Dio e costituiscano una corruzione e un imbastardimento della vera religione.

Le conseguenze nel contravvenire al secondo comandamento vanno considerate seriamente, perché Dio dichiara di vendicare la sua gloria e maestá dinanzi ad ogni tentativo umano di trasferirle alle creature o agli idoli. Egli é un Dio geloso che non tollera l’adulterio spirituale da parte del suo popolo (Esodo 20,5-6).

Consideriamo poi quanto la misericordia di Dio nel premiare l’obbedienza superi di gran lunga la sua punizione nel sanzionare il peccato, anche quando questo viene legittimato e giustificato con argomenti dettati dalla nostra ignoranza di Dio, quale quello di ritenere l’immagine il libro dei semplici e un soccorso alla debolezza della fede degl’ignoranti.

Coloro che reputano le diverse immagini di Dio, di santi e di madonne quali strumenti idonei e leciti a mediare il loro rapporto con Dio, farebbero bene innanzi tutto a considerare l’insegnamento delle Sacre Scritture a riguardo, e poi a ponderare queste parole di Agostino d’Ippona: “Nessuno può pregare o adorare guardando le immagini senza essere condotto a credere che l’esaudimento viene da esse o senza sperare da esse quanto domanda.” (Migne, P.L., 7, 1484)

Essendo dunque discendenza di Dio, non dobbiamo credere che la divinità sia simile a oro, ad argento, o a pietra scolpita dall’arte e dall’immaginazione umana. (Paolo apostolo agli ateniesi in Atti degli Apostoli 17,29)