Ciao a tutti, come molti di voi, io e mia moglie siamo da poco tornati dalle vacanze. Siamo stati in Corsica per 10 giorni, ed è stato un bel tempo. Molti chiamano la Corsica “la montagna nel mare” e in effetti abbiamo capito perché, infatti eravamo sempre circondati da paesaggi che ci stupivano. Ogni giorno ci spostavamo e potevamo ammirare anche diversi animali, tra cui dei falchi che aleggiavano nel cielo lasciandosi trasportare dal vento. Ora vorrei condividere con voi l’ultimo versetto del capitolo 40 di Isaia.
“Ma quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano”
In questo capitolo il profeta Isaia paragona il mondo, la terra, le acque, gli animali e l’uomo ad un nulla, sabbia portata via dal vento, pulviscolo che vola, i forti si stancano e si affaticano, ma quelli che sperano in Dio non si stancano e non si affaticano, questi sono proprio i due attributi con cui, al versetto 28, Dio si descrive.

Sono sempre affascinato dalle metafore che il Signore usa per descriverci o per descrivere sé stesso, perché sono ricche e ci danno immediatamente il senso, e tutti -dai più piccoli ai più grandi- possono capirne il significato. In questo caso analizzando un po’ ciò che è l’aquila possiamo focalizzarci su diversi aspetti.

Dio in Deuteronomio paragona l’aquila a sé stesso, che si prende cura dei piccoli, che volteggia sul nido, ed è bello sapere che noi siamo i piccoli aquilotti e che Dio ci protegge, ci nutre e ci insegna a volare prendendoci sulle sue ali.

Sicuramente l’aquila è la regina dei volatili, si libra in cielo con maestosità ed eleganza. Ci sono diverse specie di aquile, quelle più famose sono l’aquila reale, l’aquila imperiale,… insomma già il nome dice tutto!
Quando la vediamo volteggiare nell’aria lì capiamo la sua potenza, si lascia trasportare dal vento e segue con la sua strepitosa vista sia le prede che i pericoli.

Infatti ha una vista acutissima, riesce a vedere fino a km e km di distanza l’arrivo di una tempesta, può decidere se schivarla o se usare quella occasione per farsi trasportare ancora più lontano sfruttando le correnti d’aria.

Anche se sembra una leggenda, l’aquila può vivere fino a 100 anni e per farlo, oltrepassata la soglia dei 40, deve fare un’azione estrema ma necessaria. Infatti il suo becco, sempre più curvo e incrostato, non le permette più di nutrirsi. Così si rifugia per alcuni mesi su una roccia sicura. Qui inizierà un processo di rinnovamento. Per prima cosa sbatterà il suo becco contro le roccie per togliere le incrostature, spaccarlo e farne nascere uno nuovo.
Farà la stessa cosa con gli artigli divenuti troppo fragili e flessibili, non più pronti per catturare le prede, e con le piume troppo appesantite. E’ un processo doloroso, ma che le permetterà di poter vivere altri 50 anni.

Tutte queste caratteristiche ci rivelano il vero senso di questa metafora. Anche noi credenti, grazie al sangue di Gesù, siamo figli del Re, una stirpe regale, dovremmo volare in alto lasciandci portare dallo Spirito Santo, non avendo paura delle tempeste né dei venti, né dei problemi che ci soffiano contro, ma sfruttando quelle correnti per volare più in alto, più vicini a Dio, per diventare più forti e per assomigliare sempre più a Lui.

Inoltre, come l’aquila, dobbiamo capire a che punto siamo della nostra crescita. A volte dobbiamo spaccare quelle incrostature che avvolgono ancora il nostro cuore, per permettere a Dio di rinnovarci, togliere ciò che ci appesantisce e ci ostacola nella nostra vita spirituale.
Dolore e sofferenza possono essere una tappa e una prova per vivere la nostra santificazione. Proprio come Gesù ci ha insegnato sulla croce: quel legno era una sfida, il dolore era forte, ma tutto questo ha permesso la vittoria.

Nella nostra città non si vedono aquile, ma perlopiù piccoli uccellini e piccioni. Noi chi vogliamo essere?