Non càpita tutti i giorni che l’Evangelismo italiano faccia notizia all’estero e catalizzi l’attenzione internazionale, suscitando interesse e dibattiti. E non per uno scandalo o per qualche inutile quisquilia, ma per aver affermato l’esigenza della fede evangelica di dire “sì” all’Evangelo e “no” a tutto ciò che si oppone alla conoscenza di Dio.

Il comunicato che è stato sottoscritto il 19 luglio 2014 da importanti sigle della famiglia evangelica italiana ha avuto questa duplice funzione: da un lato ribadire l’impegno evangelico a onorare, ubbidire, testimoniare e vivere tutto l’Evangelo. Un sì incondizionato all’Evangelo biblico. Dall’altro, dire con fermezza che nel Cattolicesimo romano contemporaneo permangono dei “no” strutturali all’Evangelo, che non possono essere sottaciuti in ragione della diplomazia ecumenica, ma vanno denunciati con profetica lucidità.

Prendendo a prestito il linguaggio della 2 Corinzi 1, si può dire che il Cattolicesimo sia la religione del contestuale “sì” e “no” alla verità di Dio, della compresenza dell’affermazione e della negazione del messaggio biblico, della coabitazione dell’adesione e del rigetto della Parola di Dio. Il “sì” viene giustapposto al “no” così da produrre un effetto di elisione, di controbilanciamento o di reciproco annullamento.

In che modo ciò si verifica? Per esempio, a Cristo viene detto “sì” ma anche “no” perché, nella visione cattolica, le prerogative della chiesa finiscono per usurpare ciò che spetta in modo esclusivo a Gesù Cristo in quanto Signore e Salvatore.

Alla grazia viene detto “sì” ma anche “no” in quanto, per il Cattolicesimo, la natura ha in sé stessa le capacità per elevarsi, e il peccato non le ha inficiate del tutto.

Alla fede viene detto “sì” ma anche “no” perché, secondo il Cattolicesimo, c’è la necessità di fruire della grazia di Dio attraverso l’impianto sacramentale della chiesa senza che la fede sia sufficiente.

Alla Parola di Dio viene detto “sì” ma anche “no” in quanto alla Scrittura  vengono affiancati la tradizione della chiesa cattolica e il magistero, che finiscono per primeggiare sulla Bibbia.

Al culto reso a Dio viene detto “sì” ma anche “no” perché si incoraggia la venerazione di Maria e di un universo di altre figure che distolgono dal culto dell’unico e vero Dio. Ciò determina la coesistenza nel Cattolicesimo di motivi biblici e di motivi non biblici. Come disse il grande predicatore gallese del XX secolo, Martyn Lloyd-Jones, “nel Cattolicesimo si verifica, non tanto un rinnegamento della verità, quanto piuttosto un’aggiunta alla verità, che diventa di fatto un allontanamento da essa”.

Il sistema così congegnato è in continua oscillazione, in continuo sviluppo, si fa forte della possibilità continua di fluttuazione tra questi due poli e di spostamenti di accenti. La fede evangelica è, invece, la fede del “sì” deciso, convinto, inequivocabile, esclusivo, chiaro, alla verità di Dio; è “l’amen alla gloria di Dio”, il riconoscimento, l’adesione, la conformazione a essa.

In continuità con il messaggio biblico e con l’insegnamento della Riforma protestante, la fede evangelica proclama i famosi sola che affermano una verità, ma, allo stesso tempo, ne riconoscono l’esclusività: solo Cristo, sola Scrittura, sola grazia, sola fede, al solo Dio la gloria. La differenza tra fede evangelica e Cattolicesimo sta tutta qui. Il Cattolicesimo può essere pensato come una superba “sapienza carnale”, una maestosa cattedrale del pensiero umano, un grandioso e affascinante impianto ideologico-religioso in continua espansione; la fede evangelica aspira invece a rimanere un semplice e sincero “amen” alla Parola di Dio.

Papa Francesco può suscitare umana simpatia e finanche ammirazione. Ma resta al vertice di un’istituzione che ha teologizzato, anzi dogmatizzato, un sistema religioso strutturalmente fondato sul “sì” e sul “no” all’Evangelo. Fintantoché non ci sia una riforma nel senso biblico, che rompa questo sistema spurio, la fede evangelica non potrà che dire e ridire le esigenze dell’Evangelo: sì alla verità di Dio, no all’arroganza umana. Come ha fatto il 19 luglio 2014.

Leonardo De Chirico
(da Ideaitalia, Anno XVIII n.2 sett.2014)